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Dalla Caporetto di Ventura al Piave di Ancelotti?

di NICOLA ZUCCARO - All'indomani della mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali di Russia del 2018, il discernimento rappresenta quel criterio utile per analizzare attentamente la disfatta azzurra. Nei minuti immediatamente successivi al triplice fischio di Italia-Svezia, la pletora degli opinionisti ha 'dribblato' la vera causa dell'insuccesso italiano, rappresentata forse dalla errata scelta del commissario tecnico.


E' sufficiente leggere il suo curriculum da allenatore per riscontrare l'assenza di esperienze maturate in ambito internazionale, anche alla guida di club. Nulla di personale contro Giampiero Ventura ma nel passato della Nazionale, quando - eccezion fatta per il 1958 - l'Italia non mancava l'appuntamento coi Mondiali, si dava a Cesare (non solo Maldini e Prandelli) il giusto di merito per aver centrato l'obiettivo della qualificazione.

E oggi, come allora, bisogna, e al contrario, riconoscere all'attuale Ct le colpe di questo disastro, frutto di una confusione mentale, come documentata dal cambio della formazione titolare schierata a San Siro.

Nel calcio (e in molti lo sanno) bisogna guardare al campo, vivendo alla giornata per portare a casa la vittoria. E in questo l'Italia non è riuscita, confermando come sistema-Paese di giocare a nascondino anche nello sport più popolare della Penisola, rifugiandosi in giustificazioni vecchie di 11 anni. E allora che si passi dalla Caporetto di Ventura al Piave di colui che verrà. Quest'ultimo, corrispondente al profilo di Carlo Ancellotti, dato nelle ultime ore, quale Ct in pectore.

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